Come tecnologia, consapevolezza ed educazione alimentare possono trasformare la prevenzione dello spreco in un’opportunità di crescita, capace di generare valore per le persone, le comunità e l’ambiente.
Dalle abitazioni private ai servizi di ristorazione, ridurre lo spreco parte da un’unica priorità: individuare dove e perché il cibo viene scartato.
Ogni alimento che non viene consumato porta con sé un impatto che va ben oltre ciò che rimane nel piatto. Per produrlo sono stati infatti utilizzati acqua, suolo, energia, lavoro e risorse economiche che, insieme al cibo, rischiano di andare perduti. Contrastare lo spreco alimentare significa quindi affrontare una sfida ambientale, sociale ed economica capace di coinvolgere l’intera filiera, dalla produzione agricola fino alle abitudini quotidiane dei consumatori.
A livello globale, viene sprecata ogni anno una quantità di cibo equivalente a circa un terzo della produzione alimentare complessiva: un fenomeno che contribuisce in modo significativo alle emissioni di gas serra e al consumo di risorse naturali, considerando anche l’acqua e i terreni agricoli impiegati per produrre alimenti che non saranno mai mangiati.
La situazione in Italia
Spostando lo sguardo sul nostro Paese, il fenomeno mostra alcuni segnali positivi, anche se il percorso verso gli obiettivi fissati per il 2030 è ancora lungo. Secondo il Cross Country Report 2025 dell’Osservatorio Waste Watcher International, ideato e diretto dal prof. Andrea Segrè, ogni persona spreca mediamente 555,8 grammi di cibo alla settimana: un dato in diminuzione rispetto all’anno precedente che conferma una maggiore attenzione da parte delle famiglie, pur rimanendo superiore a quello registrato in diversi Paesi europei e ancora distante dal traguardo previsto per la fine del decennio.
Le differenze tra famiglie e territori mostrano inoltre che lo spreco non dipende da una sola causa, ma dall’interazione di più fattori come la capacità di pianificare gli acquisti, l’organizzazione dei pasti, le modalità di conservazione e l’attenzione riservata agli alimenti già presenti in casa. La consapevolezza è quindi in crescita, ma non sempre riesce a tradursi in comportamenti costanti, al punto che anche chi dichiara di prestare attenzione può ritrovarsi a buttare prodotti dimenticati in frigorifero, acquistati in quantità eccessive o non consumati entro il momento migliore.
Casa e ristorazione: una responsabilità condivisa
La parte più consistente dello spreco legato ai consumi finali avviene nelle abitazioni, dove a finire tra i rifiuti sono soprattutto i prodotti freschi e deperibili come frutta, verdura e pane. Si tratta di un fenomeno legato spesso a difficoltà di conservazione, acquisti eccessivi o scarsa pianificazione, che richiedono prima di tutto una maggiore organizzazione quotidiana.
Nella ristorazione l’incidenza dello spreco è inferiore, ma il settore rappresenta comunque un ambito d’azione fondamentale. Fuori casa gioca infatti un ruolo centrale sia il recupero di ciò che non viene consumato — una pratica in crescita, sebbene ostacolata ancora da timidezze dei clienti o incertezze del personale —, sia la prevenzione all’origine. Offrire porzioni flessibili, mettere a disposizione contenitori per gli avanzi e progettare menu attenti ai consumi reali sono scelte concrete che aiutano a ridurre le eccedenze e che, nella ristorazione collettiva e scolastica, assumono anche un profondo valore educativo.
L’impegno di Camst group: misurare per prevenire
È in questa prospettiva che si inserisce l’impegno di Camst group nella prevenzione dello spreco alimentare, sviluppato attraverso la collaborazione con Last Minute Market, impresa sociale nata come spin-off dell’Università di Bologna, e il sostegno alla campagna nazionale Spreco Zero.
Dal 2024 la partnership ha portato lo Sprecometro nella ristorazione scolastica: grazie a una sezione dedicata dell’app creata da Last Minute Market insieme all’Ateneo bolognese, studenti e insegnanti possono registrare le eccedenze prodotte nei refettori e comprenderne gli effetti in termini di emissioni di CO₂ e consumo di risorse naturali, affiancando alla misurazione materiali didattici e percorsi formativi pensati per aiutare bambini e ragazzi a riconoscere il valore del cibo. Un approccio che nel 2025 è stato applicato anche al Collegio del Mondo Unito dell’Adriatico di Duino, dove la Sprecometro Challenge ha trasformato il monitoraggio degli avanzi in una sfida partecipata tra le residenze.
Per Camst group, contrastare lo spreco alimentare significa integrare innovazione, educazione e responsabilità quotidiana: perché è quando il pasto diventa un’occasione per osservare le abitudini, misurare gli impatti e condividere soluzioni che la ristorazione può contribuire concretamente alla costruzione di una cultura del cibo più attenta e sostenibile.